Il Selenio per il benessere tiroideo

Il Selenio per il benessere tiroideo

Il selenio, un elemento essenziale presente in tracce, è coinvolto nella sintesi degli ormoni tiroidei, nel metabolismo e, quindi, nel corretto funzionamento della ghiandola. Una deficienza di selenio porta ad un deficit di iodio, con conseguente riduzione dell’attività di alcuni enzimi, quali gli enzimi selenocisteina dipendenti (selenoproteine) come la iodotironina deiodinasi (DIO), la tioredoxin reduttasi (TXNRD) e la glutatione perossidasi (GPX), e tutto questo porta ad una alterazione del normale metabolismo degli ormoni tiroidei con il possibile sviluppo di patologie correlate. Normalmente la tiroide, come il cervello, è in grado di mantenere alte concentrazioni di selenio, anche in condizioni di inadeguata alimentazione, in modo da proteggersi da possibili danni correlati, come l’eccessiva esposizione allo iodio. Oltre agli effetti descritti, una deficienza di selenio ha un effetto importante sul sistema immunitario, in particolare può influenzare l’immunità cellulo-mediata e la funzione delle cellule B, inoltre può aumentare il tasso di cellule tiroidee necrotiche promuovendo l’invasione del tessuto da parte dei macrofagi. Diversi studi hanno dimostrato che l’integrazione con selenio può migliorare i livelli di anticorpi anti-perossidasi (TPO-Ab) in caso di autoimmunità e l’ecostruttura ghiandolare, può migliorare le situazioni di ipotiroidismo e può avere effetti preventivi sulle disfunzioni tiroidee post-partum. Sono però da chiarire alcuni punti, quali i dosaggi giusti e i periodi di integrazione; sono infatti necessari ulteriori studi finalizzati a chiarire questi punti. Certo è che un effetto positivo sulla salute della ghiandola tiroidea è riscontrato.

 

Per approfondire la lettura:

Marcocci C, Kahaly GJ, Krassas GE, Bartalena L, Prummel M, Stahl M, Altea MA, Nardi M, Pitz S, Boboridis K, Sivelli P, von Arx G, Mourits MP, Baldeschi L, Bencivelli W, Wiersinga W;

Selenium and the course of mild Graves’ orbitopathy.

N Engl J Med. 2011 May 19;364(20):1920-31. doi: 10.1056/NEJMoa1012985.

 

 

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